Rino Formica, come mai al congresso socialista?
... / Corriere della Sera
23-10-2005
Rino Formica, come mai al congresso socialista? ...
«Non mi sono tenuto». Da dieci anni non la si vedeva. «Volevo dare una
mano a Bobo Craxi e alla linea di unità socialista. C'è un bisogno di
socialismo nella politica italiana, il cui riflesso è questa atmosfera
da tempi gloriosi. Finalmente un
congresso senza hostess e con discussioni autentiche. I congressi del
futuro assomiglieranno a questo: recupereranno forme di democrazia
diretta, si apriranno al pubblico, com'è già accaduto con le primarie.
Confusione creativa. Basta individuare le regole». Ai tempi dell'altro
Craxi non c'era
molto da discutere. «Non è così. Non erano congressi celebrativi. E'
che si andava sempre all'attacco; e per attaccare si deve
restare uniti. Questo di oggi segna quasi un ritorno ai congressi di
inizio Novecento, quando i partiti non erano troppo strutturati.
Poi cominciò l'era dei congressi di
tipo sovietico, filtrati dagli apparati. Il Psi è stato il primo a
rompere quella logica, affiancando ai delegati gli invitati, che non
avevano il potere di voto ma di applauso o di fischio. Il primo
fu il congresso di Verona dell'84, dove fu fischiato Berlinguer».
De Michelis l'altra notte ha evocato il clima goliardico dell'Ugi.
«E' una stagione che non ho vissuto, essendo diventato dirigente del
partito da giovane. Ma i capi dell'Ugi, Craxi, Occhetto, Pannella,
dell'assemblea se ne fregavano. Le discussioni di questi giorni
mi riportano piuttosto ai congressi del Psi precraxiano. Formidabile
quello di Genova del '72. Tre anni prima, nel salone dell'agricoltura
all'Eur, Nenni e noi autonomisti eravamo stati messi in minoranza da
De Martino, Lombardi e Mancini, che divenne segretario. A Genova le
alleanze si ruppero e fu battaglia dura, ogni oratore veniva osannato
e contestato, aleggiava nella sala lo spettro del terrorismo nascente
di cui qualcuno nell'inconscio avvertiva il fascino, con spirito
dannunziano, da volo su Vienna. Segretario diventò De Martino, con
Nenni presidente. Ma mancavano solo quattro anni al Midas. I
congressisti di oggi sono tutti figli del Midas». Nella scelta
di Bobo di andare verso sinistra lei vede la suggestione di
recuperare l'idea del padre? Craxi avrebbe
governato tutta la vita con la Dc o sentiva l'afflato dell'unità delle
sinistre? «E' quell'afflato che spirava al Midas. Craxi diventa
segretario mentre si chiude la tenaglia del compromesso storico, e
propone ai comunisti l'alternativa: congresso di Torino, 1978. La fine
di Moro segna il momento più plumbeo dell'abbraccio cattocomunista.
Bettino punta a un centrosinistra nuovo, in cui il Psi non sia più
subalterno alla Dc: l'alternativa è impossibile, si cerca
l'alternanza. Dopo il crollo del Muro, Craxi cerca di nuovo i
comunisti. Ma Occhetto gli ripete il no che dieci anni prima gli ha
detto Berlinguer. I comunisti hanno sempre avuto il terrore anche solo
del nostro nome; non a caso ora siamo al partito democratico. Anche se
trovo significativo il nucleo di resistenza socialista nato
all'interno dei Ds,
anche vicino al segretario». I socialisti che ora rifiutano l'accordo
con l'Unione ripetono: mai con i nostri carnefici. «E' un argomento in
parte superato, in parte falso. I carnefici sono stati ovunque, anche
a destra. A sinistra è prevalso l'abbandono, la mancanza di
solidarietà e di fratellanza, da distinguere in tre categorie. Quelli
che rinnegavano i socialisti, considerando che il legame di
classe spingesse semmai i comunisti verso i cattolici. Quelli
che riconoscevano radici comuni, ma
distinguevano la radice sana - la propria - da quella marcia - il Psi
-. E quelli che partecipavano del costume corrente della vita
pubblica, ma nell'ora del giustizialismo si presero paura e
gridarono si salvi chi può». A chi pensa? Ai miglioristi? «No,
il fenomeno è molto più ampio, riguarda le cooperative, l'export con
l'Est europeo, i potentati economici e finanziari. Il si salvi chi può
venne anche da Berlusconi». I socialisti sembrano ancora combattuti
tra la solidarietà per il nemico dei comunisti e il rancore per l'uomo
che ha costruito le sue fortune politiche nel momento della loro
disgrazia. «Non abbiamo alcun dovere nei confronti di Berlusconi,
perché i fronti di guerra di Berlusconi mutano a seconda delle
sue convenienze. Nel '92 le sue tv si schierarono con il pool di
Milano, nel '94 voleva Di Pietro e Davigo nel governo, nel '96
trattava con D'Alema nella bicamerale». De Michelis ha mosso verso
sinistra. E' stato troppo prudente? «Voglio bene a Gianni, dal Midas
in poi è sempre stato coerente. Ma un tempo prendeva una decisione e
poi ne cercava le ragioni. Ora è alla ricerca di ragioni, forse per
eludere la decisione. Si ostina a pensare che i voti socialisti siano
nel centrodestra, mentre il bisogno di socialismo è a sinistra. A
destra semmai hanno il problema di scegliere tra istanze
liberaldemocratiche e istanze cristiane». Bobo Craxi? «Ha dimostrato
solidità». Stefania? «Suo
fratello è cresciuto nella politica. Lei alla politica è arrivata con
il dolore. Finito il fascismo, a noi ragazzi che ci avvicinavamo
al Psi dicevano: non farti condizionare dalle passioni
personali, che vi inchiodano a radicalità insormontabili. E il dolore
è la passione più pericolosa,
perché negativa». Aldo Cazzullo