DALLA REPUBBLICA del 26-08-05
Formica:
"Bobo è stato coraggioso si riapre il conflitto
politico a sinistra"
L´ex ministro socialista: "Ci siamo
sbarazzati degli ultimi residui della nostalgia acritica" Berlusconi
va tolto di mezzo, lui non c´entra con chi è interessato alla
ricostruzione socialista Gli ex Pci adesso non possono sfuggire al
confronto, non hanno più alibi, si gioca senza rete GOFFREDO DE
MARCHIS
ROMA - «Ci siamo
sbarazzati degli ultimi residui della nostalgia acritica. Adesso si
apre la battaglia politica a sinistra, comincia il conflitto». Rino
Formica, oggi presidente del movimento "Socialismo e libertà", non è
molto cambiato da quando fu protagonista della politica craxiana e
anche il suo più feroce castigatore. Era sua la definizione dell´assemblea
nazionale del Psi: «Un gruppo di nani e ballerine». È ancora un
combattente che usa spesso le parole «rivoluzione» e «lotta». Tutt´e
due però vanno fatte all´ombra del centrosinistra perché «Berlusconi
dobbiamo toglierlo di mezzo. Lui non appartiene al campo degli
interessati alla ricostruzione socialista». Gli è piaciuta
l´intervista di Bobo Craxi a Repubblica: «La considero coraggiosa,
schietta, molto dignitosa. E anche netta, nel percorso politico che
intende seguire. C´è la continuità del disegno autonomista del Psi e
la liquidazione della questione personale legata a Bettino». Anche
Formica considera giusto lasciare in pace l´ex leader del Garofano.
Tanto la fine è nota: «L´opera di destabilizzazione del vecchiume
politico fatta da Craxi non rimarrà confinata nel cimitero di Hammamet.
Saranno gli altri, sarà la democrazia italiana, un giorno, a pregare
la famiglia di concedere l´autorizzazione a trasferire la salma in
Italia». Gli altri, chi? «Quelli che avranno accettato il revisionismo
socialista e avranno finalmente capito che gli anni ´80, gli anni del
Psi, hanno liberato la società italiana, hanno liquidato gli
organicismi di allora. E hanno dimostrato che esiste un altro modo di
fare politica, un modo libero, disinvolto. E non nel senso delle
tangenti. Quella disinvoltura lì, ieri come oggi, appartiene alla
natura degli uomini. Per fare la rivoluzione del Midas, noi socialisti
abbiamo dissacrato tutto, anche la nostra storia, dal frontismo all´esperienza
del primo centrosinistra. Tutto». Bobo Craxi non ha dissacrato anche
il padre citando la frase di Marx sul morto che non deve acchiappare
il vivo? «Assolutamente no. Le sue parole sono l´esempio di una
sensibilità altissima, la più alta direi. Ha detto in sostanza che non
possiamo, dopo 13 anni, riaprire un processo ai percome e ai perché.
Sarebbe ozioso, inutile e paralizzante. Adesso invece gli ex comunisti
e la sinistra non possono più sfuggire al discorso politico, non hanno
più alibi. Si gioca senza rete». E qual è la partita? «Nei Ds si sta
già giocando sotto traccia, ma in maniera evidente. È quella tra chi
ha la tendenza all´estensione del modello emiliano, al neo-compromesso
storico tra consumismo e comunismo e chi invece vuole affrontare con
coraggio il revisionismo socialista in Europa e incrociare la
modernizzazione. Se vincono i primi, sarà un problema. Perché la
sinistra continuerà a elemosinare certificazioni di onorabilità da
qualche certificatore ufficiale. E mi preoccupa vedere tanta Emilia
nell´Unione».