Contributo di:
Antonio Foccillo 
Segreteria Nazionale UIL
 

L'attuale sistema elettorale e la relativa crisi della cultura socialista e laica hanno prodotto nel Paese un'impossibilità a rappresentare tutta la società. II maggioritario, per la sua caratteristica, fa scegliere fra due opzioni, e proprio per questo rischia di aumentare la lacerazione nei rapporti politici; economici e sociali. La stesso battaglia politica si è deteriorata, spesso si assiste solo a scontri di potere, piuttosto che a confronti d'idee, tanto che tutti i sistemi di partecipazione democratica e di formazione dei pensiero sono in crisi.
         Proprio per questo riteniamo utile che si apra nel Paese una discussione per riaffermare i valori della cultura socialista e laica, che ripristini i valori fondanti della tolleranza, della solidarietà, dei rispetto dei pensiero altrui, della democrazia partecipata, in cui, l'uomo e la donna, siano soggetti ai quali la società si deve uniformare e non viceversa.
         La storia dell'Italia s'intreccia con quella dei movimento socialista, con i suoi travagli, speranze ed errori, ma anche con il forte impulso di progresso e le generose lotte per la difesa e l'affermazione dei mondo del lavoro, la democrazia in ogni sua dimensione, la libertà e la giustizia.

        G
ià all'atto della fondazione dei Partito Socialista Italiano (o sviluppo della democrazia e la modernizzazione economica dei Paese erano visti, non tanto quanto valori in sé, quanto come la condizione preliminare perché il movimento socialista potesse riconquistare la sua autonomia e proseguire il cammino verso In completa emancipazione delle classi lavoratrici.
         Dobbiamo ricostruire nel mondo dei lavoro e nella società un progetto ideale e sociale che dia motivazione alla battaglia politica, che sia fonte di aggregazione e militanza proprio intorno a quei valori. Manca l'idea che smuova le coscienze, riavvii il dibattito, sia oggetto di dialettica, confronto politico e di alternativa di governo. La scelta di impegnarsi sulla ricostruzione di valori comuni tradotti in programmi e scelte propositive, invece, che nelle dispute di schieramento, può ridare prestigio e slancio ad un partito e al suo gruppo dirigente.
         Bisogna ricominciare ad affrontare i temi che riguardano le persone iniziando da quello della rappresentanza politica e sociale, che abbia i connotati della piena partecipazione, dei pluralismo dei pensiero e dei diritto alla costruzione di una società più giusta e più rappresentativa di tutte le realtà. Subito dopo vanno rivendicati spazi istituzionali di partecipazione nell'intera società, per dire ai cittadini che, la politica, è mediazione fra interessi e non il prevalere di una fazione sull'altra.
         La competizione nella dialettica è essenziale, se si vuole ricominciare a creare condizioni in cui tutti si sentano rappresentati e possano esternare la loro volontà.
         La società italiana, oggi, avverte la drammatica mancanza di un autorità morale laica, etica, che dia valori di riferimento e pertanto si è chiusa nella esasperata ricerca della vittoria come riscatto individuale.
         L'unica autorità resta il Papa, e non a caso il mondo cattolico è in continua evoluzione dialettica ed organizzativa.
         Invece, nella società la vittoria è parametrata sulla scala di valori propri di un modello di società che si ispira a quella americana, che riconosce solo il vincitore.
       L'individualismo come interfaccia del neoliberismo: nella società del capitalismo avanzato ogni aspetto della vita si misura secondo le leggi del mercato, anche l'affettività, grottescamente, viene commercializzata attraverso i canali mediatici di massa. In questo modo ciascuno può illudersi di essere al centro di un mondo che gli ruota attorno, mentre è spesso tristemente solo e parte di un ingranaggio che sfrutta le individuali solitudini per sussistere. Ciò vale ad ogni livello, infatti, storicamente è stata una conquista, della sinistra, del sindacato, quella di coalizzare i lavoratori, perché era evidente che il singolo non poteva difendersi adeguatamente, mentre l'unione dava forza. Oggi, purtroppo, prevale l'illusione di poter emergere, con la vittoria nella dura competizione che è diventato il vero valore.
         La crisi dei partiti tradizionali ha contribuito a determinare questo vuoto di valori che è stato immediatamente riempito con (a realtà virtuale, che sfruttando le tecnologie della società dell'informazione illude costantemente il cittadino, facendogli credere di partecipare anche alla vita politica quotidianamente, "porta a porta" ossia in diretta, mentre in realtà resta passivo e senza possibilità di avere voce in capitolo.
         La realtà delle sezioni dei partiti politici era molto diversa, in quella sede, infatti, le persone avevano la possibilità di confrontarsi concretamente ed elaboravano un percorso collettivo che, condiviso o meno, era comunque frutto di una discussione alla quale ogni cittadino che aveva voglia ed interesse a partecipare, poteva portare il suo contributo, vero.
         La realtà attuale non consente nulla di tutto ciò e per questo motivo lo sforzo della sinistra deve essere maggiore, al fine di elaborare una proposta nuova, un modello di società alternativo n quello che sembra prevalere e che oggettivamente non ha nella sua natura, valori e riferimenti che possano essere terreno fertile per la sinistra. Se poi la sinistra decide invece di accettare questo modello di società, allora deve anche accettare di rincorrere la destra sul suo terreno, ma ovviamente con scarse possibilità di vincere su un terreno che non è il suo, cosa tra l'altro già successa.
         È necessaria pertanto una sede di discussione, dove elaborare il progetto politico, evidenziando ad esempio cosa significhi lo Stato sociale ed il valore della solidarietà, che può essere alla base di un progetto per ripristinare un modello di valori, che diano alla collettività la possibilità di scegliere un alternativa alla società virtuale nella quale vive senza essere protagonista, ma solo da spettatrice, certamente in diretta ed in un mondo fantastico, fatto di molte luci, ma solo da spettatrice, passiva.
         La sinistra non deve aver paura di proporre una società diversa, magari con qualche luce in meno, ma più vera, dove la competizione esiste con regole definite, che si prefigge anche di tutelare il più debole, che non prevede come dato strutturale una forte esclusione sociale, come valore la vittoria, ma nello stesso tempo premiare anche il valore e le capacità del singolo. (merito e bisogni). Se il valore di riferimento è il progresso sociale e collettivo, prevale un modello solidale che aiuta l'individuo ad esprimersi creativamente, senza angosce competitive, liberamente, senza coercizioni commerciali.
         Infatti, la sinistra deve liberarsi da un complesso di colpa, per cui libertà e democrazia, sviluppo e creatività, sembrerebbero essere diventati patrimonio dell'ideologia neoliberista. È vero l'esatto contrario: il neoliberismo significa libertà dei grandi capitali e non dell'uomo.
        II neo liberismo, inoltre, è contro la piena democrazia: è un'ideologia oligarchica che prevede una scarsa partecipazione alle scelte e che coinvolge solo gli strati elevati in quanto attori principali, con diritti superiori agli altri, poiché possiedono gli strumenti economici che possono indirizzare i consumi e decidere i destini della collettività. (Siamo passati dal cittadino che ha diritti a primato del consumatore)
         II neoliberismo si basa sulla competizione estrema e quindi prevede un vincitore, ma anche uno sconfitto e questo si ritroverà in una situazione poco invidiabile. La conseguenza è che chi non regge il ritmo forsennato della competizione resta fuori, è escluso, e ciò vale per le società nazionali ed ancora di più a livello internazionale.
      Ma anche la creatività non è prevista dal neoliberismo, ostacola l'omologazione.
         Forse per questo motivo la sinistra ha portato il suo revisionismo o sulla strada del continuismo o su quella di ricercare uno sbocco molto in sintonia con una società strutturata su modelli opposti ai suoi. Si è vergognata di dire qualcosa di diverso, per paura di essere etichettata, si è dunque omologata alla legge del mercato senza individuarne le regole per affermare la società più giusta e più equa.
         Occorre prendere atto di ciò e vivere lo shock seguente, perché è l'unica possibilità di uscire dal vicolo cieco in cui la sinistra si ritrova, oppure si puo' far finta di nulla e proseguire così, ma come detto in precedenza essendo consapevoli di trovarsi su un terreno che non è fertile ai valori della sinistra e che, col tempo, rischia di diventare ancora meno fertile, forse intollerante ed ostile.
          Deve, invece, ridefinire la sua proposta per ricostruire nel mondo del lavoro e nella società un progetto ideale e sociale che dia motivazione alla battaglia politica, che sia fonte di aggregazione e di militanza proprio intorno a quei valori.
         Le aspettative generate da un nuovo equilibrio politico non giustificano sempre e comunque i tempi e i modi di far politica delle forze che di quel mutamento dovrebbero essere portatrici.
          La frammentazione sociale tanto diffusa e irreversibile nella nostra società, è compressa e mortificata dall'incomprensione e dalle rigidità spesso convergenti dei sistema istituzionale, dei sistema politico, dei sistema di relazioni sindacali.
         Ciò rischia di determinare alla lunga, specie fra i giovani, un sentimento di diffidenza verso la politica aprendo un varco pericoloso a tendenze reazionarie come quelle descritte in precedenza di riflusso o di riscatto personale per essere vittoriosi.
         Nello stesso mercato dei lavoro si sta passando da una richiesta quantitativa ad una qualitativa, con il proliferare di professionalità sempre più particolari e con poca dimestichezza con la stessa rappresentanza sindacale che è, addirittura, rifiutata per paura che possa essere d'ostacolo nel prosieguo dei proprio rapporto di lavoro. E talvolta, invece, perché ritenuta non adatta ad ottenere risultati che si ritiene di poter perseguire meglio da soli.
         Le stesse battaglie aggreganti e generali che, in passato, coinvolgevano l'insieme dei mondo dei lavoro e dei cittadini sempre meno, oggi, sono patrimonio della politica dei partiti, lasciando così un vuoto che si riempie immediatamente.
         I diritti civili, le questioni ambientali, le problematiche dei consumatori, le diverse professionalità, le politiche dei prezzi e delle tariffe, le politiche energetiche, il risparmio, (e politiche industriali, la ricerca e la formazione sono spesso portate avanti da altri soggetti.
         Per cui si evince che nella società, i diversi interessi anche i più piccoli e particolareggiati, vorrebbero avere una forma di rappresentanza e protagonismo proprio.
          Tutto questo, se non diventa politica di assieme, frammenta ancora di più le differenze sociali.
         Bisogna ricostruire un tessuto di rappresentanza collettiva che produca un coagulo di interessi soggettivi in forma unitaria, entro cui, attraverso la mediazione politica, essi si fondono con l'interesse generale.
         Occorre ricreare presupposti per parlare alle persone, smuovere apatie, far diventare sogni realtà, altrimenti ognuno di noi si chiuderà in se stesso e non riuscirà a partecipare o a rappresentare la società e le sue articolazioni.
         Cercando di creare una sorta di cerniera tra il passato ed il presente, vale a dire fra tradizione ed una condizione politica e sociale che richiede nuovi contenuti e metodi di rapporto politico.
      Si tratta di un percorso di innovazione, anche culturale, per evitare appiattimenti e confusioni di ruoli.
        Una società ampiamente trasformata, meno polarizzata e più articolata ha l'esigenza di nuove risposte.
       In realtà esistono ancora molti squilibri territoriali, sociali ed economici. Nonostante le flessibilità, la riforma dei mercato dei lavoro, sussiste ancora il lavoro nero, si vive ancora, in molte recitò, una situazione di povertà e di ingiustizia ed emarginazione sociale.
        Vi è una crisi nell'occupazione, soprattutto nel mezzogiorno (recenti dati denotano una nuova fase di immigrazione addirittura verso la Germania) che alimenta un divario di reddito rispetto al resto del Paese.
         Bisogna ridistribuire la ricchezza prodotta, attraverso strumenti che sono già noti, ma non per questo superati: un fisco più giusto; i solari in grado che salvaguardare veramente il potere d'acquisto delle famiglie, il controllo dei prezzi e tariffe, etc.
         Ricostruire uno stato sociale, riformandolo in modo che almeno i diritti minimi siano garantiti.
        Riaffermare un senso di solidarietà e non di divisione fra le diverse generazioni, dove le nuove abbiano riconoscenza per il livello di vita che è stato loro consegnato.
         Non si può negare che esiste un problema di risorse da destinare in modo più equo alle diverse voci dello stato sociale, come pure che è presente un problema oggettivo, per effetto dell'allungamento della vita, nel sostenere un incremento consistente sul piano dei bisogni per le prestazioni e per i servizi alla persona.
         II problema, allora, non è quello di tagliare soltanto le spese, ma di meglio ridistribuirle e, nello stesso tempo, puntare ad uno sviluppo economico reale in mondo da incrementare l'entrate di risorse da destinare alla spesa.
         Difendere le conquiste dello stato sociale è possibile, n patto che vi sia una reale politica di sviluppo, in modo da mantenere inalterate le prestazioni aumentando la platea della contribuzione.
         Facendo in modo che sviluppo economico e sviluppo sociale si muovano di pari passo: uno senza l'altro é privo di valore.
         Le economie soggette alla globalizzazione sono in grado di non aumentare povertà, sfruttamento ed emarginazione, soltanto attraverso il mantenimento delle conquiste dello stato sociale, per ridistribuire equamente gli utili dello sviluppo economico.
         Senza di esso si accentuerebbero ancora di più le contraddizioni e le divisioni fra i poveri ed i ricchi e per questo si deve cercare di favorire tutte le politiche che siano indirizzate allo sviluppo.
         Nel nostro Paese occorre una politica rivolte a favorire la modernizzazione strutturale e tecnologica e, di conseguenza, puntare, per i lavoratori presenti e futuri , a vasti programmi di formazione ed alfabetizzazione alle nuove tecnologie.
        Bisogna favorire processi che tendano ad ampliare il lavoro, ma anche politiche di formazione che preparino al lavoro e che consentano di conservare o recuperare il lavoro.
         Troppo importante diventa la conoscenza e la capacità professionale nel mercato del lavoro legato alle possibilità della rete.
         Per questo va salvaguardato il sistema formativo pubblico e nettamente migliorato anche sulla capacità di adeguarsi al nuovo mondo del lavoro.
          La sfida di rendere il sistema Italia competitivo va intesa anche ci migliorare la qualità dei servizi pubblici.
       L'attuale situazione ha prodotto, per effetto delle esternalizzazioni, privatizzazioni e scarsa funzionalità, una sperequazione fra cittadini sempre più evidente.
         Se questo processo si amplifica, tanto da toccare tutti i campi dei diritti minimi, tutelati dalla Costituzione, rischia di creare una nuova divisione fra classi, con il passaggio alla povertà.
         Anche sul piano organizzativo la sinistra deve avvertire l'esigenza di un rinnovamento, che recuperi l'attuale malessere sul piano della democrazia e partecipazione e che contribuisca a migliorare anche il confronto politico.
          Non si battono gli egoismi corporativi se non ci si rinnova. Pertanto bisogna affrontare la necessità di sviluppare scelte e comportamenti che apportino alle organizzazioni quelle capacità di cambiare lo stesso modello di partecipazione e organizzativo, che va ridisegnato alla luce anche dei cambiamenti avvenuti nel mondo del lavoro e della società.
         E' fuor di dubbio che la riduzione della sovranità dei singoli Paesi sulle decisioni dei processi economici e il poter legislativo affidato alle Regioni, a seguito della legge sul federalismo, porranno l'esigenza di riformulare la politica economica e sociale.
         Bisogna avere la volontà di comprendere meglio la società moderna nella quale operiamo, di scandagliare più a fondo una realtà nuova che avanza, si prepara e noi dobbiamo contribuire ad organizzare secondo una scala di valori e di possibilità coerenti con i nostri ideali.
         Oggi, ancora di più di ieri, in questa società vi è bisogno di far vincere la cultura laica e riformista, cioè una cultura senza dogmi, che valorizzi proprio le singole intelligenze e con forza si confronti liberamente con la realtà, traducendo le sue intuizioni e le sue valutazioni in una politica riformista.
         Una politica che valorizzi l'individuo, i suoi bisogni e le sue necessità e intorno ad esso si organizzi la società.
         L'azione di un'organizzazione politica si misura sulla capacità di consenso che riesce ad aggregare, sulla mobilitazione dei cittadini, su una spinta ideale che costituisca il cemento stesso della militanza e della partecipazione.
         Pertanto fisco, salute, trasporti, scuola, ambiente, stato sociale, sviluppo economico ed occupazione rappresentano il teatro di una condizione nella quale essere lavoratore si coniuga con l'essere cittadino.
         Qualsiasi programma riformatore, proposto dai governi, per essere efficace, richiede un ampio consenso civile, che deve saldarsi sull'alleanza delle forze innovatrici che sono disponibili.
         In tal senso il sindacato può rappresentare un referente irrinunciabile. Solo così, e con un'azione congiunta, si possono ricostruire le basi affinché la politica ritorni ad appassionare le coscienze e ridiventi strumento di partecipazione ed emancipazione civile, democratica e sociale.